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Formatosi presso
l’Istituto d’Arte Adolfo Venturi di Modena (1958-61) Parmiggiani
stringe in quegli anni attraverso Padre Gianni Poggeschi un rapporto
di amicizia con Giorgio Morandi, maestro che lo influenzerà più in
senso etico che stilistico, trasmettendogli, come farà più tardi il
poeta Emilio Villa, il proprio modo di concepire l’arte nel suo
rapporto con la vita.
La prima vera mostra di Claudio Parmiggiani si tiene nel 1965 alla
Libreria Feltrinelli di Bologna, dove vengono esposti oggetti e
calchi in gesso dipinti. Nascono, così, quelle opere che l’artista
definisce “pitture scolpite” e che segnano, come è stato detto, “il
primo esempio di uso di un calco in gesso nella vicenda pittorica
delle neoavanguardie”.
A partire dalla seconda metà degli anni ’60 nascono, in forme
precoci e in modo originalmente autonomo, progetti ed opere che
coinvolgono totalmente lo spazio come Luce, luce, luce, 1968:
il pavimento di una galleria è cosparso di pigmento puro giallo che
irradia una luce abbacinante. O come Labirinto, (1970) simile
ad una città di vetro devastata da una violenta esplosione.
Sono degli stessi anni le Delocazioni realizzate per la prima
volta alla Galleria Civica di Modena nel 1970 e in seguito al Musèe
d’Art Moderne et Contemporain di Ginevra (1995) e al Centre Pompidou
di Parigi (1997).
Tra le mostre più recenti si segnalano, in particolare, le personali
alla Promotrice delle Belle Arti di Torino nel 1998, al Museo di
Reijkiavik nel 2000 e al Musée Fabre di Montpellier nel 2002.
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