
Georges Seurat
(1859-1891), è il pittore che porta alle estreme conseguenze la
tecnica pittorica degli impressionisti. Il problema di dar maggior
luce e brillantezza ai colori posti sulla tela era già stato impostato
da Manet e dagli impressionisti. La loro risposta a questo problema
era stato il ricorso a colori puri, non mescolati, così da evitare al
massimo le sintesi sottrattive che smorzavano i colori rendendoli
privi di luminosità. Georges Seurat intese dare una nuova risposta a
questo problema. Egli voleva giungere ai risultati di massima
brillantezza utilizzando il «melange optique», ossia la mescolanza
ottica.
Negli stessi anni, le
ricerche sul colore avevano trovato un notevole impulso scientifico da
parte del chimico francese Chevreul. Egli aveva messo a punto il
principio di «contrasto simultaneo», secondo il quale se si accostano
due colori complementari le qualità di luminosità di ognuno vengono
esaltate.
Il principio non era
sconosciuto agli impressionisti che anzi lo utilizzavano spesso nella
loro tecnica pittorica. Ma la grande novità fu il principio di
«melange optique», che per primo formulò proprio Seurat. In sostanza
l’occhio ha una capacità di risoluzione che lo porta a distinguere due
puntini tra loro accostati se questi non sono troppo piccoli. Se i
puntini diventano eccessivamente piccoli, o se aumenta la distanza
dell’osservatore dai due puntini, l’occhio dell’osservatore non ha più
la capacità di separare i due puntini ma vede un’unica macchia di
colore. Se questi due punti sono di colore diverso, l’occhio vede un
terzo colore dato dalla somma dei due. In tal modo, secondo il
principio di Seurat, un occhio, guardando dei puntini blu e gialli,
vede un verde più brillante di qualsiasi verde che possa ottenere il
pittore con la mescolanza dei pigmenti.
La grande novità
tecnica della pittura di Seurat furono i puntini. Egli realizzava i
suoi quadri accostando piccoli puntini di colori primari. Ne derivava
una specie di mosaico che trasmetteva un’indubbia suggestione. Dalla
sua tecnica derivò il nome dato a questo stile, definito «puntinismo»
o «pontillisme», alla francese. Altro nome che ebbe questo stile fu di
neo-impressionismo, a sottolinearne la sua ideale continuazione con
l’impressionismo.
Molte sono le
affinità tra i due stili artistici, soprattutto sul piano della scelta
dei soggetti tratti dalla vita parigina di quegli anni. Tuttavia, sul
piano estetico, le differenze sono notevolissime tali da rendere i due
stili quasi opposti. Uno dei maggiori fascini della pittura
impressionista era la poetica dell’attimo fuggente che veniva
materializzata in immagini sfuggenti e tremolanti. Nel
neo-impressionismo, invece, non vi sono attimi che trascorrono ma una
sorta di congelamento del tempo che rende tutto immobile e statico.
Georges Seurat morì
molto giovane, nel 1891, a soli trentadue anni. La sua eredità venne
raccolta soprattutto dall’amico Paul Signac. Oltre all’attività
pittorica, Signac si dedicò anche a quella di teorico e con il suo
libro, «Da Delacroix al neoimpressionismo», diede i fondamenti teorici
del «pointillisme» che egli proponeva invece di chiamare
«divisionismo». Sosteneva infatti che il loro obiettivo non era fare
dei puntini ma dividere il colore. Il puntino era quindi solo un mezzo
e non un fine. Tanto che gli stessi procedimenti divisionistici
potevano ottenersi anche con tratteggi accostati e non solo con
piccoli punti. Ed il tratteggio divenne infatti la tecnica preferita
dai divisionisti italiani quali Pelizza da Volpeda, Segantini e
Previati.
Il divisionismo fu
infatti un movimento più vasto e che andava oltre il semplice
puntinismo. Divisionisti furono molti pittori europei tra la fine
dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, diffondendo questa tecnica
per tutto il continente.