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- Di nobile
famiglia friulana, discendente dai conti di Spilimbergo, piccolo
centro della provincia di Udine, Adriano Spilimbergo è nato a Buenos
Aires nel 1908, ma, a partire dal 1911, è sempre vissuto a Milano
dove studiò all'Accademia di Brera nella cui atmosfera culturale
avvenne la sua formazione. Inizialmente vicino al realismo pittorico
e al monumentalismo di Novecento, Spilimbergo se ne distaccò
presto sotto la decisiva influenza di Edoardo Persico, il critico
napoletano infaticabile fautore di un ritorno alla supremazia del
colore e ai modi della pittura primitiva, che su L'Ambrosiano
del 26 agosto 1931 indicò nell'opera di questo artista "l'annunzio
di una nuova pittura lombarda".
Alla prima personale del 1930 alla Galleria Bardi e a quella
successiva con Lucio Fontana, alla Galleria del Milione nel 1931,
erano già evidenti, infatti, nella pittura di Adriano Spilimbergo
quei caratteri stilistici che lo avrebbero portato, insieme a Angelo
Del Bon, Umberto Lilloni, Francesco De Rocchi e Cristoforo de Amicis,
a formare il gruppo dei "chiaristi", come li chiamò Guido Piovene,
che reagivano al forte chiaroscuro e alle cupe tonalità di un Sironi
e della pittura metafisica di Novecento, ritornando ai colori
chiari e delicati della tradizione lombarda, coniugata spesso con la
libertà cromatica di Matisse e dei Fauves. In questo "andar in
bianco" dei giovani Chiaristi si esprimeva un bisogno di nuova
leggerezza e di liberazione dal peso della storia, ma anche, come ha
notato Renato Barilli, un sogno di purezza e di infantile innocenza.
Protagonista attivo della vita artistica milanese per tutto il corso
degli anni Trenta con la sua partecipazione alle mostre della
Permanente, di Brera e della Triennale e a diverse edizioni del
Premio Bergamo, Medaglia d'oro all'Esposizione internazionale di
Parigi del 1937, presente nel secondo dopoguerra a diverse edizioni
della Biennale di Venezia, della Triennale di Milano e della
Quadriennale di Roma, Spilimbergo ha svolto anche un'intensa
attività pubblica di organizzatore e animatore culturale come
fondatore del premio Bagutta e consigliere della Triennale e della
Permanente di Milano.
Nella sua pittura, in cui prevalgono le nature morte e i paesaggi,
l'artista friulano si è mantenuto sempre fedele alle premesse
stilistiche giovanili, alle tonalità luminose e ai colori chiari in
cui tuttavia, secondo Argan, è "facile avvertire una genesi
chiaroscurale". La sua istintiva vena cromatica è rimasta sempre
legata a un delicato e poetico naturalismo che si è adagiato col
tempo in un facile e gradevole decorativismo, come del resto è
avvenuto per molti chiaristi.
- E' morto nel
suo paesino di Spilimbergo il 26 dicembre 1975
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