Nel Settembre 1883 lascia Sien e parte per la Drenthe, una regione
povera e suggestiva del nord dell'Olanda dove hanno lavorato in
passato Mauve e van Rappard. Disegna e dipinge paesaggi e contadini.
A fine anno raggiunge la famiglia a Nuenen dove il padre è stato da
poco trasferito. Per quasi due anni, dal Dicembre 1883 al Novembre
1885 resta nella cittadina del Brabante. Lavora con entusiasmo e
grande impegno dedicandosi al paesaggio ma soprattutto alla pittura
di figura: contadini, artigiani, cercando di rappresentare in
maniera incisiva i vari tipi di lavoratori. Le sue preferenze in
campo artistico oltre a Millet, Breton, vanno alla scuola di
Barbizon e a Delacroix di cui apprezza le teorie sull'uso dei
colori. Due visite al Rijksmuseum di Amsterdam, appena aperto, lo
convincono che in Franz Hals e in
Rembrandt sono i precedenti storici naturali delle sue scelte
cromatiche e tecniche. Tra il Novembre 1885 e il Febbraio 1886 vive
e lavora ad Anversa. Volendo uscire dai propri limiti di autodidatta
frequenta l'Accademia di Belle Arti, studia Rubens da cui trae
suggerimenti per i nuovi esperimenti di colori e resa pittorica. A
inizio marzo, inatteso, raggiunge il fratello a Parigi. Nella
capitale resterà sino al Febbraio 1888. All'inizio va alla scuola di
Fernand Cormon. Qui incontra Toulose Lautrec e Emile Bernard di cui
diviene amico fraterno. Conosce Signac, Pissarro, Gauguin. Visita i
musei Louvre e Luxemburg in particolare, ma anche i mercanti d'arte
e i vari Salons ufficiali e non. A Parigi dopo un avvio ancora
legato al provincialismo delle esperienze olandesi, cambia
integralmente tavolozza e metodo di pittura. Sulla scia
dell'impressionismo e del neoimpressionismo, che Van Gogh non
considera correnti diverse, usa colori chiari, sfrutta al massimo le
teorie della complementarità, dipinge senza mescolare i pigmenti,
accostandoli e sovrapponendoli perchè si esaltino nell' accordo o
nel contrasto. Sempre a Parigi, divenuto uno de più accesi promotori
del japonisme colleziona stampe giapponesi cercando di venderle e di
diffonderne la conoscenza. La sua pittura si incentra su
autoritratti e ritratti, vedute della città e dei sobborghi, nature
morte in prevalenza di fiori. Espone, di sua iniziativa, al caffé Le
Tambourin che appartiene ad Agostina Segatori, modella di Degas e
altri impressionisti, che ha con lui una breve relazione; altre sue
opere si vedono talvolta nella vetrina di Julien Tanguy, un
negoziante di colori che rifornisce Cézanne, Pissarro, Monet,
Gauguin, Anquentin, Signac, Renoir. Fa scambi con gli artisti che
conosce, dando avvio con il fratello ad una raccolta d'arte
contemporanea. Organizza una mostra per sé e per gli amici,
cosiddetti Impressionistes du Petit Boulevard, ossia Bernard,
Anquentin, Toulose Lautrec, Koning, Guillaumin, in contrapposizione
agli Impressionistes du Grand Boulevard che esponevano nella
galleria di Theo ossia Monet, Sisley, Pissarro, Degas, Seurat, ecc.
Partecipa con una sola opera alla esposizione che Seurat e Signac
fanno al Théatre Libre d'Antoine. Nel Febbraio 1888 lascia Parigi
per Arles, in questa decisione hanno un ruolo importante sia il
mitico desiderio di vivere al sud, vivo in lui come in tanti artisti
e poeti dell'Ottocento, sia la convinzione che la Provenza sia
l'esatto equivalente dell'amato Giappone. Nei quindici mesi passati
ad Arles lavora instancabilmente dedicandosi soprattutto al
paesaggio e, non appena trova modelli, al ritratto. Il suo
epistolario interrotto nel periodo parigino riprende con lettere,
oltre che a Theo, alla sorella minore Wilhelmina (Wil) e agli amici
Bernard e Gauguin con i quali vorrebbe creare un Atelier du Midi in
cui lavorare tutti uniti. Convince Theo ad assicurarsi in esclusiva
opere di Gauguin in cambio di assegni periodici che dovrebbero
permettere all'amico di lasciare la Bretagna, dove è pieno di
debiti, per Arles. Questi lo raggiunge in ottobre e per qualche
tempo van Gogh si lascia convincere a sperimentare una pittura di
immaginazione fatta sull'eco dei ricordi e delle impressioni mentali
ma i temperamenti dei due artisti e le loro idee sono troppo
differenti , la vita in comune è piena di scontri e di asperità. Il
23 Dicembre 1888 dopo una lite violenta con Gauguin che ha deciso di
andarsene a dormire in albergo, Van Gogh si taglia il lobo
dell'orecchio e va a consegnarlo ad una prostituta che sia lui, che
Gauguin conoscono. Il giorno successivo viene ricoverato in
ospedale. Da quel momento iniziano le periodiche crisi di
instabilità psichica che lo seguono fino alla morte. Nel periodo di
Arles l'artista ha dipinto quasi 200 dipinti, 100 disegni e
acquerelli e almeno 200 lettere, mostrando un interesse esclusivo
per i problemi cromatici e formali. Nel Maggio 1889 lascia Arles per
la vicina Saint-Rémy dove si fa ricoverare volontariamente
nell'istituto di cura per alienati di Saint Paul de Mausole. Anche
se in maniera discontinua per le difficoltà che come internato
incontra nel lavoro e per il ripetersi degli attacchi, definiti
epilettici dai medici, dipinge e disegna con intensità studiando in
prevalenza il paesaggio ma non rinunciando alla pittura di figura e
dando avvio a repliche di opere di Millet. Durante l'internamento a
Saint-Rémy ottiene i primi consensi: viene invitato a partecipare
alla mostra Les XX del Gennaio 1890 a Bruxelles e sempre in quell'anno
in primavera sue opere appaiono al Salo des Indépendants a Parigi e
A.Aurier scrive un buon articolo su di lui che appare sul Mercure de
France. In maggio lascia Saint-Rémy prima per Parigi, dove resta tre
soli giorni, poi per Auvers sur Oise. Vive in albergo ma è
assistito, come medico, dal dottor Paul Ferdinand Gachet amico di
alcuni pittori impressionisti e collezionista. Dipinge paesaggi e
qualche ritratto. Il 27 Luglio 1890 "in tutta lucidità" come
scriverà Emile Bernard a Aurier si spara al petto. Resta in vita
senza perdere conoscenza e senza lamenti sino alla sera del 29
Luglio. Il fratello Theo che ha assistito alla sua agonia non gli
sopravvive.