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New
York, 1942. Vive e lavora a New York e Amsterdam
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Dopo la fase iniziale
di ricerca e sperimentazione nel campo della pittura, Weiner - uno dei
massimi esponenti dell’arte concettuale degli anni ’60 - a partire dalla
metà degli anni ‘60 si serve esclusivamente del linguaggio verbale come
mezzo espressivo. Anche se lo strumento verbale è caratteristico della
letteratura, l’artista si considera scultore. Le sue parole -
diversamente dalla letteratura che descrive stati esistenziali - fanno
riferimento alla realtà oggettiva, a materiali esistenti in natura, ma
eludono qualsiasi definizione specifica identificabile, come nelle frasi
Across the water, At the edge of the dried up lake, Out on the ocean
shore, Out on the bottom of the mountain. Si tratta di concetti
astratti, indefiniti che lasciano libera la nostra immaginazione. Ogni
sua opera consiste nelle parole e nei materiali ai quali fa riferimento,
come dichiara l’artista nel 1988. Esse possiedono qualità materiali in
quanto le parole usate menzionano materiali concreti e perciò l’artista
le definisce sculture.
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A partire dal 1969 egli
accompagna i suoi lavori con la seguente dichiarazione:
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1) l’artista può
realizzare l’opera
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2) l’opera può essere
realizzata da altri
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3) l’opera non ha
bisogno di essere eseguita.
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E’ dunque l’acquirente
dell’opera a scegliere tra le tre possibilità che rispondono in maniera
equivalente alla volontà dell’artista. L’esecuzione materiale dell’opera
non è necessaria, l’originale dell’opera consiste nell’idea, nella
formulazione linguistica che, una volta pubblicata, diventa di dominio
pubblico
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