Gilberto Zorio  1944

 

 
  Gilberto Zorio   

Gilberto Zorio nasce ad Andorno Micca (Biella) nel 1944.
Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Torino, dove stringe amicizia con Pistoletto, Mondino, Gilardi e Penone. Nel 1967 tiene la sua prima personale alla Galleria Sperone di Torino, e partecipa alla mostra Arte Povera all'Università di Genova. Tra il 1980 e il 1994 espone in: Identité Italienne, Musée National d'Art Moderne, Centre Georges Pompidou di Parigi; Italian Art Now 1960-82, Hayward Gallery di Londra. Nell'ultimo decennio è stato protagonista di retrospettive alla Galleria Civica di Modena (1985) allo Stedelijk Van Abbemuseum di Eindhoven (1987), alla Fundaçao de Serralves di Oporto (1990), all'Istituto Valenciano de Arte Moderna di Valencia (1991), al Musée d'Art Modern Contemporain di Nizza (1992) alla Galleria Civica di Trento (1996).
Tra i protagonisti dell’Arte Povera, Zorio incentra le proprie ricerche sui fenomeni di trasformazione degli elementi, come l’ossidazione, l’evaporazione e gli effetti della chimica sui materiali. Fuoco, tensione, energia, peso, equilibro, movimento, motore, spazio, tempo, odori, struttura, suoni, pericolo sono alcuni degli elementi che caratterizzano l'arte di Gilberto Zorio che insieme ai suoi amici dell'Arte Povera ha portato nuovi materiali, energie e qualità nel mondo dell'arte a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta. Con questo affermava un arte non illusoria o di rappresentazione, ma di presentazione dei fenomeni e della realtà.
L’interazione calcolata di forze e materiali più disparati è dunque l’idea chiave della ricerca dell’artista. Vi sono nella sua opera elementi ricorrenti in diversi periodi: la stella, il giavellotto e la canoa, oggetti scelti per il profondo valore archetipico, ricercato e trovato nella memoria atavica dell’artista.
Fare esperienza della vita attraverso l'arte e dare coscienza della storia è ciò che l'opera di Zorio mette in evidenza con la dimensione tempo di cui necessitano le sue opere per farsi ed essere fruite, perché strutture mai compiute, sempre in movimento, ogni volta diverse per posizione, forma e spirito, impossibili da esperire con un solo colpo d’occhio.

 
 
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