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Il nome
dell’artista colombiana Doris Salcedo da anni è
conosciuto al grande pubblico grazie a installazioni di
grandi dimensioni, con protagonisti oggetti d’uso
domestico, come sedie, porte e armadi, privati della
loro funzione e riassemblati in un curioso caos di forme
spesso cementate tra loro.
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Il metodo di
lavoro di Salcedo si basa sulla ricerca accurata di
episodi e luoghi, talora integrata da interviste con
un’umanità vittima di episodi di violenza e il risultato
è un’arte dominata da elementi di rottura, in cui
l’oggetto incontra materiali delicati e fibre animali
come in Atrabiliaros (1991-96), opera di
esecuzione quasi chirurgica, in cui effetti personali
apparentemente innocui, in questo caso scarpe inserite
all’interno di una cavità seminascosta, acquistano
status di silenziosi custodi dell’intensità del ricordo.
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L’oggetto
abbandonato che trova nuova utilità nella memoria è
l’idea chiave di alcuni lavori presentati da Salcedo in
occasione della partecipazione alla mostra Poetry and
Dream, un’interessante raccolta di opere
surrealiste, in mostra alla Tate Modern in concomitanza
con il progetto Unilever Series, di cui Salcedo è
quest’anno protagonista.
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Salcedo è
l’ottavo artista chiamato a riempire lo spazio della
Turbine Hall nell’ambito di Unilever Series e la sua
installazione, Shibboleth, è un’opera che divide,
nel vero senso della parola.
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Shibboleth,
parola di origine ebraica utilizzata per identificare i
membri di un gruppo, nel linguaggio moderno ha acquisito
significato più ampio, a indicare persone unite da
interessi comuni, come possono essere certi gruppi
giovanili il cui linguaggio particolare diviene un
simbolo d’appartenenza che automaticamente esclude
l’accesso a ogni realtà outsider.
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Significato
incontra significante in Shibboleth, un anno di
progettazione per realizzare questa sorprendente opera,
una spaccatura nel pavimento della hall lunga
centosessantasette metri, una fenditura che aprendosi
lascia intravedere al suo interno una formazione in
calcestruzzo e pezzetti di ferro e che acquista
profondità allargandosi, invadendo lo spazio in
un’atmosfera da tragedia in fieri.
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La fisicità
dell’opera, sottolineata dall’uso di pezzetti di ferro
rubati all’idea di recinzione, di barriera geografica,
permette a Doris Salcedo di affrontare il problema delle
barriere sociali e dello sviluppo dei paesi del terzo
mondo. Shibboleth è una spaccatura, per usare le parole
dell’artista, profonda come l’umanità, con il suo
bagaglio di ingiustizie e storiche divisioni.
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Questa
scultura-cicatrice è rappresentazione di un’esperienza
dolorosa di segregazione, di disorientamento, come solo
può essere il senso d’emarginazione provato da una
persona del terzo mondo improvvisamente catapultata nel
cuore pulsante ed economicamente vivo dell’Europa.
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Shibboleth
denuncia con pathos tragico il lato oscuro di una storia
della modernità che ha visto razzismo e imperialismo
marciare parallelamente e creare quella ferita aperta
che tuttora divide nazioni ricche da un sud del mondo
spogliato delle proprie risorse e cinicamente
abbandonato.
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- Doris
Salcedo
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Shibboleth
- 9
ottobre 2007- 6 aprile 2008
- Tate
Modern
- Turbine
Hall
- Ingresso
Libero
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Orari di visita
Dalla
Domenica al Giovedì 10.00–18.00.
Venerdì e Sabato
10.00–22.00.
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Tate Collection Displays
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Level 3: Poetry and Dream
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Doris Salcedo, Room 10
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Informazioni e Biglietteria:
0044 020 7887 8008
- 0044 020
7887 8888
(tutti i giorni, 9.45- 18.00)