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ELISA GIOVANNINI

Elisa Giovannini su Juan Muñoz

 

 

 

 
Questa ospitata dalla Tate Modern è la prima grande retrospettiva nel Regno Unito dedicata a Juan Muñoz (1953-2001) dai tempi di Double Bind, installazione commissionata per la Turbine Hall nell’ambito del progetto Unilever Series e inaugurata nel 2001, poco prima della tragica morte dell’artista.
 
 
 
In gioventù Muñoz aveva studiato il minimalismo appassionandosi al lavoro di artisti come Donald Judd e Carl Andre. Pur prendendo le distanze dall’astrazione, Muñoz tenta di esplorare il rapporto dinamico tra osservatore, opera d’arte e spazio circostante, con l’intenzione di trasformare la nostra percezione dello spazio attraverso un innovativo uso di luce, elementi meccanici e suono. Minimalismo e Optical art definiscono The Wasteland (1987), prima installazione su grande scala di Muñoz, il cui titolo richiama The Waste Land, poema allegorico di T S Eliot. L’inquietante pavimento psichedelico si perde nel contatto con il protagonista dell’opera, un piccolo uomo in bronzo seduto sull’unico ripiano appoggiato alla parete nuda. Il surrealismo di questa solitaria presenza viene esibito in uno spazio che è anche il palcoscenico sul quale viene messa in scena una rappresentazione particolare, che intimorisce e al tempo stesso attrae.
La passione per l’architettura è essenziale per comprendere quella parte importante della produzione di Muñoz legata alla rappresentazione di elementi architettonici, per la maggior parte montati su parete, finalizzati a ricreare le potenzialità dello spazio urbano all’interno della galleria d’arte. È questo il caso di Spiral Staircase (1984), primo lavoro della maturità artistica di Muñoz, che trova ispirazione in una struttura architettonica familiare, la scala a chiocciola, particolare che simbolizza un momentum di transizione, un equilibrio precario sospeso tra ascesa e discesa. Muñoz continua ad interessarsi agli spazi urbani, appassionandoci alla fittizia storyline di Opposite Balconies (1991) in cui due figure speculari in terracotta appaiono intente a conversare affacciate al balcone, luogo privilegiato per guardare ma anche per essere osservati. Quello che a prima vista potrebbe sembrare uno studio sulle possibilità o le difficoltà della comunicazione è anche episodio biografico della giovinezza e della formazione artistica di Muñoz, relativo all’amicizia con Santiago Amòn, critico d’arte e poeta.
Il rapporto privilegiato tra l’opera di Muñoz e il teatro appare del tutto esplicito in The Prompter (1988), in cui troviamo tutti gli elementi caratteristici di un’opera teatrale incompiuta: il palcoscenico semivuoto, la solitaria figura del suggeritore seminascosta e un tamburo appoggiato alla parete più lontana (nell’opera di Muñoz la presenza del tamburo è ricorrente, metaforicamente connessa all’atto dell’ascolto e alla complessità delle relazioni interpersonali come in Wax Drum (1988), in cui Muñoz conficca un paio di forbici in un tamburo di cera, simboleggiando una ferita inflitta all’udito di colui che ascolta). Muñoz è affascinato dall’illusione e da ciò che rende la fruizione dell’opera d’arte momento magico, al pari dei giochi di prestigio che magicamente escono dal cappello di un illusionista. Le sensazioni che accompagnano l’osservazione delle opere di Muñoz sono frutto di un percorso sapientemente prestabilito dall’artista, il quale crea un’arte-illusione che stupisce ma non rivela. L’opera evoca il tema dei ricordi, parole che sarebbero dimenticate se non trovassero nuova vita nella figura del suggeritore, simbolo di un’umanità in lotta contro l’oblio.
 

 

Stanze santuario vuote ma dense di significato come scenografie teatrali sono il soggetto dei disegni a gesso di Raincoat Drawings (1989- 1995) che condividono le stesse caratteristiche delle sculture di Muñoz e cioè la sensazione che qualcosa di sinistro stia per accadere o sia da poco accaduto. È questo il caso di un’altra opera in mostra, Hanging Figures (1997). La struttura dell’opera ricorda il celebre Mlle La La at the Circus Fernando (1879) di Degas, in cui l’acrobata si esibisce in un numero di equilibrismo, sostenendosi con i denti. Le due figure maschili di Muñoz tuttavia, vestite con abiti convenzionali, risultano ben più inquietanti della composizione del maestro impressionista, più vicine semmai all’immagine di corpi impiccati di Francisco de Goya. Il fascino delle Hanging Figures è in gran parte dovuto a questo connubio di one man show e racconto macabro, nella domanda che l’artista sembra porre e alla quale è difficile rispondere sulla vera natura dei due protagonisti appesi, teatranti o vittime?
La ricerca di un effetto teatrale è l’elemento protagonista di Many Times (1999) composto da un centinaio di sculture dal sorriso innaturale, vestite allo stesso identico modo e molto somiglianti, create sul modello di un busto dalle fattezze asiatiche in ceramica Art Nouveau, scoperto dallo stesso Muñoz in un hotel. Tra i personaggi di questa folla divisa in piccoli gruppi sembra svolgersi un’intensa comunicazione fatta di sguardi, in uno spazio vuoto carico di tensione nel quale l’osservatore viene pervaso dalla sensazione inquietante di essere l’oggetto stesso della conversazione di questi volti senza nome.
È il sinistro Staring at the Sea (1997-2000) a chiudere la mostra con un Coup de théâtre, ulteriore affermazione del grande amore di Muñoz per questo tipo di intrattenimento. In un angolo una coppia di uomini mascherati posta dinanzi a uno specchio sembra lottare per guadagnare accesso all’immagine riflessa, comunque negata dalla presenza delle maschere-cappuccio indossate da entrambi i personaggi; il centro della stanza è occupato da una seconda coppia non meno inquietante della prima: si tratta di Shadow and Mouth (1996), in cui le due figure protagoniste sembrano impegnate in un interrogatorio, la prima intenta a scrivere, la seconda appoggiata al muro, la bocca meccanicamente aperta come in un sussurro. Luci e ombre dominano lo spazio vuoto, cornice perfetta per la messa in scena dell’immaginario noir di Muñoz.
 
Juan Muñoz
A RETROSPECTIVE
24 gennaio  –  27 aprile 2008
 
Tate Modern
Bankside
London SE1 9TG
E-mail:
visiting.modern@tate.org.uk
http://www.tate.org.uk/modern/
 
Biglietteria:
0044 020 7887 8888
(tutti i giorni, 9.45- 18.00)
Ingresso £8
 
Visite di gruppo:
0044 020 7887 8888
lunedì – venerdì, 9.45- 17.00
 
Orari di visita
domenica-giovedì, 10.00-18.00
venerdì e sabato, 10.00-22.00
 
   

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