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Diego Minuti al Padiglione Italia per la 54^ Biennale d'Arte di Venezia

Diego Minuti

 

 

La "riscrittura" artistica di Diego Minuti ci invita a soffermare lo sguardo su oggetti che la velocità della vita ci impedisce di vedere

Nella storia della pittura raccontata da Plinio si narra un aneddoto che rivela in maniera esemplare cosa fa di un pittore un grande pittore. Protagonisti dell'episodio sono due celebri artisti greci rivali, vissuti tra V e IV secolo avanti Cristo. Si tratta di Zeusi (autore, tra l'altro, di un famoso quadro in cui la bellezza femminile veniva paradigmaticamente rappresentata a partire dalle più splendide ragazze di Crotone) e di Parrasio: «mentre il primo - scrive Plinio - presentò dell'uva dipinta così bene che gli uccelli si misero a svolazzare sul quadro, il secondo espose una tenda dipinta con tanto verismo che Zeusi, pieno di orgoglio per il giudizio degli uccelli, chiese che, tolta la tenda, finalmente fosse mostrato il quadro; dopo essersi accorto dell'errore gli concesse la vittoria con nobile modestia».

Il trionfo di Parrasio, insomma, rivela l'abilità del pittore a rendere così vere le immagini dipinte da ingannare anche un artista che, a sua volta, era stato così abile da ingannare gli uccelli. La grande pittura, secondo il canone classico, doveva saper riprodurre così perfettamente la realtà in maniera da annullare lo scarto tra modello e riproduzione del modello, tra vero e falso.

Altri parametri, nel corso dei secoli, hanno radicalmente mutato il canone. Ciò che aveva reso famosi artisti come Zeusi, Caravaggio o una serie di straordinari ritrattisti del Rinascimento - «ritrarre al naturale» o «imitare la natura» - è passato di moda nei nuovi linguaggi e nelle nuove tecniche della ricerca artistica, riuscendo comunque a sopravvivere in limitate e intense esperienze legate a particolari stagioni di ripresa del classicismo.

Lungo il solco «controcorrente» di una fedeltà alla pittura che rende vive le immagini si colloca il cosentino di adozione Diego Minuti. Affermato artista, è stato recentemente selezionato tra i pittori che esporranno nel padiglione regionale Calabria della 54 Biennale d'Arte di Venezia, la cui inaugurazione è prevista nei prossimi giorni. Minuti - che ha lungamente frequentato l'atelier di Riccardo Tommasi Ferroni (1934-2000), uno dei grandi maestri della pittura figurativa classica - mostra una straordinaria abilità tecnica: la sua capacità di ritrarre i volti dal vivo imprime ai suoi quadri un fascino particolare. Nella pittura di Minuti la "riscrittura" del classico si avvale ampiamente della citazione: i volti femminili di Picasso, i nani di Velázquez, le teste di De Chirico e finanche i materiali di Burri concorrono, tra l'altro, ad instaurare un dialogo tra passato e presente, caratterizzato da un contesto strettamente legato all'orizzonte tutto personale dell'artista.

Minuti si avvale anche di un ampio repertorio simbolico che viene piegato a rappresentare il male di vivere: un violino senza corde, un busto spezzato, una testa sfondata, un naso sbucciato esprimono la difficoltà del dire e, nello stesso tempo, insistono sulla precarietà e sulla provvisorietà della vita umana. Il pittore fissa l'attimo per catturare le nostre emozioni, invitandoci a soffermare lo sguardo su oggetti e volti che la velocità e la superficialità della nostra vita quotidiana ci impediscono di "vedere" veramente.

All'interno di questa poetica non mancano riflessioni sulla metapittura. In alcuni quadri, le allusioni all'arte del dipingere si esprimono anche attraverso la presenza di una tavolozza, di un mazzetto di matite colorate, di un pennello conficcato in una testa, di un tubetto di colore spremuto da una mano. La fatica del creare si riflette nel difficile compromesso tra la ricerca del proprio piacere personale e la necessità di trovare sempre nuove strade per "ridire" il già detto.

E Minuti testimonia questa tensione nei suoi vari tentativi di contaminare il figurato e l'astratto, l'antico e il moderno. Arrivando perfino a far convivere sulla tela diversi materiali: "sdoganare", per esempio, le doghe di una botte per farle "dialogare" con il ferro, con il vetro, con l'alabastrino.

Esperimenti molto diversi tra loro, dominati però da una fedeltà a riprodurre gli esseri umani e gli oggetti come se fossero veri. Siamo di fronte a un itinerario artistico che non procede in maniera lineare. Ma che si caratterizza per i suoi scatti in avanti, per i suoi balzi all'indietro. Un movimento a spirale che testimonia l'inquietudine dell'artista, il suo mettersi continuamente in viaggio verso nuove esperienze e, nello stesso tempo, il suo bisogno di ritornare al punto di partenza.

Minuti vuole collegare alla poesia - come ribadisce in uno dei suoi quadri più suggestivi, intitolato «La notte del poeta» - la fragilità e l'immaginazione del pittore: proprio in quell'antico legame tra verso e pittura, parola e immagine, si inscrive il destino illusorio del dipingere e del dire. Al poeta che rende vive le immagini con le parole, si affianca il lavoro del pittore che riesce a dar voce e vita alle figure mute disegnate sulla tela. Così i volti e gli oggetti raffigurati da Minuti si animano, palpitando nella loro fissità e avviluppando lo spettatore nella fitta rete del gioco illusionistico, nella dialettica tra realtà e apparenza che domina ogni più piccolo particolare dei suoi quadri.

Nuccio Ordine

 

   

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