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LARA PIPPUCCI

Fotografia Contemporanea

 

 

 

Fotografia Contemporanea:
Lo specchio della realtà tra cronaca e finzione.

La storia della fotografia ci mostra come questa grande invenzione abbia rivoluzionato l’ intero universo artistico, aprendo la strada a nuove tecniche e modi espressivi. L’idea di catturare un’istante per preservarlo dallo scorrere del tempo rendendolo immortale, che per secoli ha animato poeti, scrittori, musicisti e pittori, ritorna come un leit-motiv nell’universo della fotografia.

 Ancora oggi, la volontà di immortalare frammenti di vita vissuta per fissarli nella memoria personale e collettiva e di interpretare in maniera soggettiva il reale, continua ad affascinare milioni di persone.

Molte volte la fotografia viene vista come un prezioso mezzo per raccontare e rappresentare ciò che ci circonda. Elevata a tecnica artistica contemporanea, questa forma espressiva arriva a imitare, smentendo i pregiudizi del secolo scorso,i modi dell’arte tradizionale. Due celebri fotografi a confronto, Tom Hunter e Gregory Crewdson, hanno provato a ricostruire la realtà attraverso l’obbiettivo fotografico.

Tom Hunter proviene da Bournemouth ed è uno tra i fotografi più interessanti della scena inglese. Questo neo-verista dei tempi moderni, cerca di ricostruire e rappresentare scene di vita quotidiana e fatti di cronaca. Per raggiungere il suo scopo, il fotografo compie delle talentuose rielaborazioni fotografiche di quadri antichi e rivisita a suo modo vecchi articoli della ‘Hackey Gazette’ di Londra. Una delle sue opere più famose, attualmente esposte alla ‘National Gallery’ di Londra, è ‘Living in Hell’ ovvero ‘Vivere all’inferno’.

La fotografia è la trasposizione visiva di un articolo del quotidiano locale dell’hinterland londinese, influenzata dalla riproduzione di un’opera seicentesca.

Una stanza semibuia illuminata da una misera lampadina che penzola dal soffitto; una vecchia carta da parati; una tenda consunta e fuori moda che lascia intravedere una finestra sporca e polverosa; due riproduzioni naturistiche senz’anima sulle pareti che esprimono il più profondo squallore.

Disordine, avanzi di pizza e i posaceneri colmi di sigarette spente, sono le uniche testimonianze di un pasto frugale condito da una noia e un’accidia mortale.

La stanza è impestata da scarafaggi che rosicchiano gli avanzi di pizza e camminano dappertutto, circondando la vecchina seduta su un angolo del divano. La donna cerca di difendersi dal freddo, ha una coperta sulle gambe, dei guanti di lana e un cappello. Il suo sguardo è vuoto, fisso, rassegnato. Non sembra reagire o avere la minima intenzione di fare qualcosa.

Il suo sguardo ci suggerisce lo stato d’animo di una persona che si è arresa alla vita.

Hunter ricostruisce sapientemente la realtà salvando il passato dall’oblio e suscitandoci emozioni così vere e palpabili, da farci dimenticare che quello che stiamo osservando è ‘solamente’ una riproduzione.

Gregory Crewdson, celebre artista americano, realizza delle fotografie che come film ‘monosequenza’ narrano spezzoni di vite vissute. L’artista realizza le proprie opere allestendo dei set cinematografici in piena regola. Ogni scatto è seguito da una laboriosa attività di post-produzione, dove si cerca di ritoccare la foto per ottenere quanto più si avvicini al bozzetto originale.

Crewdson si definisce un ‘fotografo realista di paesaggio’, sottolineando la sua intezione primaria di rappresentare la quotidianità. Al contrario di Hunter, Crewdson non rivisita fatti realmente accaduti con l’occhio attento del cronista, ma immagina e disegna scene appartenenti alla propria fantasia, caricandole di emozioni e messaggi particolari.

Le sue immagini non hanno tempo, luogo, nomi...sono squarci sul mondo, frammenti di attimi vissuti, frazioni di vita di persone qualsiasi. L’atmosfera delle fotografie è misteriosa, sinistra e fa aleggiare i personaggi in un atmosfera sospesa ai limiti della realtà.

Di fronte alle opere di Crewdson ognuno tenta di dare la propria interpretazione: il tassello mancante per completare l’opera iniziata dall’autore che suggerisce ma non svela, sussurra senza dire e mostra per nascondere subito dopo.

L’immagini appartenenti alla serie ‘Beneath the roses’ sono l’emblema perfetto dell’intera produzione artistica del fotografo statunitense. Singoli fotogrammi di films, singole pagine di romanzi, occhiate furtive sulla vita dei protagonisti delle foto. Le opere sono una porzione delle storie complete che Crewdson, volontariamente, ci narra interrompendosi bruscamente e creando un effetto di suspance.

Personaggi sospesi nel nulla, soli di fronte ad eventi eccezionalmente inquietanti. Lo spettatore prova un brivido, sopraffatto da una sensazione di paura: qualcosa di tremendo è successo o sta per succedere.

Crewdson stimola la nostra fantasia, spingendoci a scavare dentro il nostro animo e a guardarci dentro.

   

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