Antonio Ligabue

Breve
Biografia:
Antonio Ligabue nasce a Zurigo nel 1899 e solamente pochi
anni dopo rimane orfano della madre, un’operaia italiana
emigrata in Svizzera.
Rimasto completamente solo, viene affidato alle cure di un
istituto rieducativo di Marbach dal quale viene espulso nel 1915
per cattiva condotta. Nel 1917, all’età di 18 anni, viene
ricoverato nella clinica psichiatrica di Plafers e due anni dopo
viene espulso dalla Svizzera a causa della sua vita turbolenta.
Il giovane fa ritorno in Italia, a Gualtieri, il paese
d’origine del primo marito della madre: Antonio Laccabue.
L’impatto con il nuovo ambiente si rivela triste e doloroso e la
vita di Ligabue prosegue sui binari dell’incompresione e
dell’ostilità, tra ricoveri in cliniche psichiatriche e continui
tentativi di isolarsi dalla società.
Fino al 1929 Ligabue lavora come bracciante agricolo
giornaliero alla costruzione di una strada che unisce Gualtieri
agli argini del Po, vivendo come un selvaggio nei boschi e nelle
golene del fiume e rifugiandosi in un casotto isolato e nascosto
dalla vegetazione. Proprio in quel luogo, viene scoperto da
Marino Renato Mazzacurati, uno dei fondatori della scuola romana
che gli insegnerà l’uso dei colori a olio.
Ligabue inizia a dedicarsi alla pittura e alla scultura, che
abbandonerò definitivamente nel 1954, per concentrare tutta la
sua attenzione alla realizzazione dei numerosi dipinti. Nel 1961
l’artista tiene una mostra personale a Roma, che segna il suo
definitivo successo rendendolo celebre a livello internazionale.
L’esposizione viene visitata da scrittori, giornalisti e alcuni
critici artistici molto importanti che riconoscono l’importante
ruolo di Ligabue nel panorama artistico europeo.
Nel 1962, dopo una grave paresi, l’uomo viene ricoverato
nell’istituto di mendicità ‘Carri’ di Gualtieri dove muore il 27
maggio del 1965, contemporaneamente all’apertura di una mostra
antologica in suo onore a Reggio Emilia.
La ferocia
dell’umanità

Visitare una mostra di Antonio Ligabue, equivale a penetrare
in profondità l’animo di questo grande artista, troppe volte
considerato semplicemente un pittore naif e riconosciuto solo in
seguito come un grande esponente dell’ espressionismo. Il suo
messaggio artistico veicola la propria dolorosa esperienza di
vita, facendosi portavoce delle sofferenze e delle paure
dell’essere umano. La concezione della vita come lotta perenne,
combattimento senza sosta, feroce battaglia governata da leggi
di natura immanenti e sofferenza intervallata da brevi attimi di
serenità, ci svela la componente autobiografica alla base di
questo messaggio profondamente partecipato dall’autore. Sono la
paura di non essere accettato dalla società, il dolore che ne
consegue e una tremenda solitudine a spingerlo verso l’arte.
Nelle sue opere vengono continuamente ritratte le vittime con i
loro carnefici: il gatto con in bocca il topo, il leopardo all’inseguemento
delle gazzelle, l’aquila che si scaglia contro il colombo...In
queste opere si avverte la paura di vivere, l’immensa solitudine
scaturita da quell’isolamento nato per la paura di essere
diverso, diseredato e al contempo preda. Ligabue si sente una
vittima e ritrae alla perfezione quella tremenda legge naturale
del più forte che lo fa sentire perso, in bilico e costantemente
in pericolo. La natura delle opere di Ligabue è una natura
primitiva, arcaica, lontana dalla civilizzazione eppure
governata da leggi ferree e immutabili che lui paragona
apertamente a quelle della società umana. L’artista tenta di
riprodurre nei suoi dipinti l’ordine cosmico e l’immutabile
equilibrio che reggono l’umanità e infatti in ogni sua opera ad
ogni elemento positivo ne corrisponde uno negativo. Ad esempio
nell’autoritratto la negatività della figura dell’artista così
emaciata, pallida, scarnita, profondamente triste e melanconica
è equilibrato dalla positività di una colorata e svolazzante
farfalla che vibra nell’aria, mentre nella natura morta con un
bellissimo mazzo di fiori in primo piano l’elemento negativo che
bilancia e ripristina la naturale armonia nel dipinto è un
orrendo moscone tutto nero.
Un pessimismo cosmico quello di Ligabue, oppure lo sguardo
disincantato di un osservatore ‘esterno’ verso quella società
che da sempre lo aveva escluso.
Una vita di affetti negati, di rifiuti, di continui
abbandoni, di amarezza e un disperato bisogno di scrivere
l’angoscia di vivere e la paura degli altri che lo attanagliva.
Questo è Antonio Ligabue. Questo il suo tentativo di narrare la
sua esperienza di vita così amara attarverso i dipinti, i
disegni e le sculture. Un’approccio all’arte completamente
autobiografico, ai limiti dell’autoreferenzialità, con un
messaggio forte e affilato come una lama: il lento scorrere
della vita è una perpetua tortura, l’essere umano un concentrato
di negatività e madre natura una perfida procreatrice senza
pietà per i suoi figli.