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Conversazione con Gabriello Grandinetti

Domanda: Architetto, ancora adolescente, lei inizia a disegnare automobili e motociclette, partecipa a concorsi di car design , schizza profili d’auto anche tra i banchi delle aule universitarie… attraverso un percorso di formazione che la condurrà alla professione di architetto: Quanto ha contato questo viatico pedagogico sul suo lavoro?

Risposta: Anche se quella del car design è  rimasta una passione per così dire “ non consumata” , quei disegni di auto sportive non hanno mai superato il loro destino cartaceo, credo che sul piano simbolico costituisca una sorta di imprinting, un periodo sensibile.

D. : L’ Italian Style automobilistico con le sue stupefacenti streamline  non cessa di influenzare intere generazioni di designer e non solo, a cosa si può far risalire l’origine di questo giacimento culturale made in Italy?

  

R.: Quei carrozzieri divenuti designer sulla scena internazionale, da Michelotti a Pinin Farina, da Bertone a Giugiaro… non hanno forse raccolto l’eredità, tutta italiana, di quell’Estetica Futurista  che declinava la velocità con la modernità?Per i futuristi l’automobile era vista come” una scultura in movimento “ eppure era solo  da una manciata di decenni che la carrozza si era liberata del cavallo per correre con “un cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo “ per dirla con Marinetti.

D.: Questo suggestivo zoomorfismo simbolico ci consente di risalire a capo della sua risposta: in campo professionale progetto e destino sono due facce della stessa medaglia?

R.. Più in generale dietro a tutte le nostre piccole e grandi utopie quotidiane, quella moneta compie una difficile traiettoria attendista. Per effetto di un eccessivo immobilismo burocratico ( l’Italia vanta tempistiche bibliche ) il progetto in molti casi subisce un invecchiamento precoce. Ne costituisce riprova il fatto che numerose archistar italiane siano diventate celebri prima all’estero che in Italia:

D.: è questo il motivo per cui in Italia si fa poca architettura di qualità?

R.: Mentre il design made in Italy, surclassa il primato dell’architettura , quella  immediatamente dopo la grande stagione Razionalista dei Persico, Pagano, Terragni, è dal dopoguerra che la quantità ha avuto facile gioco della qualità in ragione dell’equivoco per cui la si è fatta corrispondere, tout court , in senso assoluto al motore della ripresa economica, soprattutto nelle regioni del sottosviluppo come quella in cui opero. Qui il gap economico non si misura più con il nord del Paese ma con il resto dell’ Europa.

D.: A proposito, in occasione di quel semestre  di Presidenza italiana all’UE come ha rappresentato a Bruxelles l’esposizione di Arte e Design della tavola della sua regione?

R.: Con un lungo orizzonte di mare che, svolgendosi su un Diorama di venticinque metri,  rappresenta virtualmente ottocento chilometri di costa, da cui emergono testimonianze di storia e di architettura, di mito e di archeologia. In prossimità del porto di Scilla, una grande rete da pesca è colma di eccellenze artigianali come quelle di arte orafa del maestro Gerardo Sacco, espressione di quella cultura della Magna Graecia ancora sospesa tra passato e presente.

D.: A volte da una postazione sfavorevole può germogliare una pianta selezionata, non le pare?

R.. Difatti dal mio osservatorio meridionale intravedo uno scorcio di sole che batte sul mio bonsai mentre gli sussurra : svegliati !

 

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ll sogno velleitario di vincolare  Utopia e Realtà, attraverso un progetto, richiede, come è avvenuto in passato un’alleanza complice e appassionata tra l’Artefice e il Principe: Giuliano da Sangallo e Lorenzo de’ Medici. Oggi gli unici ” Medici”  sopravissuti sembrano quelli alle prese con le ASL…