Ristrutturazione Cinema Italia Gabriello Grandinetti Architetto Italiano Architettura
Restauro dell’edificio razionalista della G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio, 1937)
di Cosenza denominato Cinema Italia  e restyling degli allestimenti interni.

 

                                        

 

 

 

 

 

Tavole, schizzi preparatori e montaggi di Gabriello Grandinetti

       
                 
 

 

   
                 
   
Archivio fotografico
© Gabriello Grandinetti
   
                 
 

     
                 
   

 

   
                 
       
                 
Tavole di progetto: Piante , prospetti, sezioni.
Archivio Arch. Gabriello Grandinetti
 

ANALISI CRONOLOGICA DELL'ASSETTO URBANISTICO DELL'AREA

Il complesso architettonico dedicato alla GIL (Gioventù Italiana del Littorio) che sorge nel 1935 sulla piazza omonima, concorre con le adiacenti opere più o meno coeve: la Casa della madre e del bambino (OMNI) del '39 e la sede dell'Istituto Magistrale Lucrezia della Valle, a riportare il disegno di quest'area in linea con la tendenza razionalista del tempo. Seppur nei limiti della cultura di regime, che adotta la lezione del Moderno in una più riduttiva cifra stilistica fino all'inestricabile connubio tra Futurismo e Fascismo. E' il testimone di una scuola di architettura che trova validi nomi di spicco negli architetti Mario De Renzi, Giorgio Calza Bini e Franco De Luca sul tema dei progetti per opere pubbliche. Non privo dei caratteri innovativi che caratterizzeranno altre opere cittadine più o meno dello stesso periodo: il Palazzo dell'Istituto Nazionale del Fascismo del '39, oggi INAIL, la sede del Consiglio Provinciale della Economia Corporativa del '39, attuale Camera per il Commercio, e il monumentale Regio Palazzo degli Uffici del '37, contribuisce a far uscire la Città di Cosenza dall'ambito ristretto di un'edilizia ancora provinciale ma non del tutto svincolata dall'accademismo culturale e l'inerzia ufficiale dell'epoca. Del resto il clima culturale nel quale si alimenta il nascente razionalismo italiano, che si riconosce nel comune linguaggio purista degli architetti Persico, Pagano, Terragni, Libera, stenta a riconoscerne la piena autonomia critica. Tuttavia la valenza documentativa che, tali edifici, assumono nell'archivio storico dell'edilizia cittadina ci consente di riconoscerne almeno i caratteri stilistici che hanno prefigurato un modello di scala urbana unitario, difficilmente riscontrabile nella morfologia che caratterizzerà gli interventi della ricostruzione post-bellica.

Da una disamina dell'attuale stato dei luoghi, appare evidente la mancata integrazione dei nuovi episodi edilizi spesso frammentari e del tutto privi di organicità, con quelli dell'Ancien Regime. Nuove strutture di residenzialità privata sorte intorno agli anni '50-'60 a ridosso di quella razionalista definiscono, con la saturazione degli spazi liberi, i contorni di un invaso spaziale del tutto disomogeneo. Anche la presenza di rinnovate essenze arboree appare del tutto casuale e al di fuori di una plausibile programmazione del verde pubblico. Il complesso del Cinema Teatro Italia, evidenzia discutibili interventi di manutenzione straordinaria, inoltre, la nuova destinazione d'uso che interessa il blocco adibito a laboratorio didattico, mostra anche i segni di anacronistiche superfetazioni di copertura. Non ultimo la perdita di quella centralità prospettica orientata cioè sulle direttrici di un percorso che auspicherebbe una confluenza col fiume Busento. Il suo attraversamento viario oltre che pedonale convertirebbe l'uso del manufatto in autentica cerniera con il Centro Storico. Il recupero funzionale di questo importante "contenitore", ad oltre 60 anni dalla sua data di esecuzione, pone non pochi interrogativi sul piano multidisciplinare dell'intervento. Questi non può prescindere da un'attenta disamina del tessuto urbano in cui interagisce. Considerato come singolo manufatto architettonico, inteso cioè come semplice "bene culturale" da conservare nei termini esclusivi di una metodologia di restauro o risanamento, significa espropriarne la sua identità storica. Per effetto di una riduttiva operazione di cosmesi, si svilisce il grado di evoluzione temporale che lo pone a confronto con il sistema di relazioni strutturali, funzionali, tipologiche. Sia che ne riguardino la carica semantica nell'ambito della morfologia urbana o che, non ultimo, investano la sua potenzialità ad innescare quei processi economici e sociali oltre che culturali, che sono il patrimonio del bene in quanto servizio pubblico.
                                                                      Gabriello Grandinetti
 
   
 
   
 
   
 
   
 
   
 
   

 

Ristrutturazione e Restauro Cinema Italia cronaca