Rassegna tavole di ricerca iconografica Facoltà di Architettura di Napoli 1969-1972
        Stazione di sosta. Mitologie “on the road” e geometria euclidea.

 

 
 
Tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta le esperienze radical  influenzano il panorama della comunicazione urbana, così le facoltà di architettura diventano laboratori sperimentali di una ricerca didattica vissuta nell’imminenza di una rivoluzione culturale epocale.
La stagione dell’utopia coincide con un’autentica età dell’oro per le implicazioni culturali che fermentano nel costume, nell’arte, nella politica …ma sigilla altresì l’inizio e la fine dell’innocenza.
 
Il progetto della città prefigura una morfologia urbana non priva di ammiccamenti estetici alla futurologia fumettistica combinando utopia e realtà sul filo dell’ossimoro visuale.
 
Si assume la poetica dell’effimero, della flessibilità, della percezione ambigua.
 
Griglie stereometriche, senza soluzione di continuità, irrompono nel paesaggio convertendo la divisione manichea tra artificio e natura in un cortocircuito che già sottende a una megaterritorialità cablata.
 
Su improbabili fondali metropolitani emergono come quinte decontestualizzate i monumenti di un museo globale “ en plein air”.
 
                   Facoltà di Architettura di Firenze 1973-1975 Prof. Rino Vernuccio, Prof. Alberto Breschi          
   

 
 
L’immaginario delle utopie macrostrutturali prefigura un’architettura altamente autoreferenziale. Implica una tecnologia i cui elementi costruttivi si rigenerano secondo moduli ripetibili, spesso costituiti da unità robotizzate. La megastruttura attraversa il paesaggio antropizzandolo in chiave high tech. Un evento la cui virtualità grafica ed estetica introduce la cultura del Ready  Made , della Pop Art e dll’arte visuale esaltata dai super gadget mass mediologici.

 

 
Facoltà di Architettura di Firenze Istituto di Restauro dei Monumenti
Prof. Marco Dezzi Bardeschi
 
                 
 

 
 

Prossimo alla confluenza del Crati col  Busento, l’ impianto progettuale è concepito su scala urbana e costituisce il trait d’union tra due quartieri del tessuto storico. Il ponte è una galleria vitrea sospesa sull’alveo del Crati e collega le lobby di due centri specialistici: uno commerciale l’altro ludico. Una doppia tribuna (l’una è il tetto dell’altra) diventa il luogo degli eventi e dello spettacolo. L’arena-piazza è anche cerniera di un ritrovato percorso cruciforme su cui si innesta il grande velario high tech . L’adozione di un sistema portante reticolare, di matrice industriale,” alleggerisce “ virtualmente il peso della campata al di sotto della quale scorre il fiume. Resta da chiedersi se il luogo costituisca un vero e proprio “ topos originario” che, oltre ad eternare  la leggenda  di Alarico, non contribuisca ad arricchire il valore d’uso di questo utensile urbano.