Rassegna tavole di ricerca iconografica Facoltà di Architettura di Napoli 1969-1972
 
          Stazione di sosta. Mitologie “on the road” e geometria euclidea.
 

 

 
 
 
 
Tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta le esperienze radical  influenzano il panorama della comunicazione urbana, così le facoltà di architettura diventano laboratori sperimentali di una ricerca didattica vissuta nell’imminenza di una rivoluzione culturale epocale.
La stagione dell’utopia coincide con un’autentica età dell’oro per le implicazioni culturali che fermentano nel costume, nell’arte, nella politica…ma sigilla altresì l’inizio e la fine dell’innocenza.
Il progetto della città prefigura una morfologia urbana non priva di ammiccamenti estetici alla futurologia fumettistica combinando utopia e realtà sul filo dell’ossimoro visuale.
Si assume la poetica dell’effimero, della flessibilità, della percezione ambigua.
Griglie stereometriche, senza soluzione di continuità, irrompono nel paesaggio convertendo la divisione manichea tra artificio e natura in un cortocircuito che già sottende a una megaterritorialità cablata.
Su improbabili fondali metropolitani emergono come quinte decontestualizzate i monumenti di un museo globale “ en plein air”.


 
 
       
 
 
Facoltà di Architettura di Firenze
Istituto di Restauro dei Monumenti
Prof. Marco Dezzi Bardeschi
 
 
 
MAKING UP TECHNOLOGICAL UTOPIA

 

L’immaginario delle utopie megastrutturali dei “seventies” auspica una civiltà industriale generatrice di una metamorfosi linguistica sia sul piano della comunicazione che su quello della morfologia urbana. Il riconoscimento di un’architettura altamente autoreferenziale implica l’avvento di una tecnologia i cui elementi costruttivi si rigenerano secondo moduli ripetibili, spesso costituiti da unità robotizzate. La megastruttura attraversa il paesaggio antropizzandolo in chiave high tech. Un processo di eventi spettacolarizzati che risente di una deriva situazionista ( Nieuwenhuys Anton Constant) . La virtualità grafica ed estetica introduce la cultura di massa del Ready Made , della Pop Art e dell’arte visuale esaltata dai super gadget mass mediologici. Modelli di sviluppo fondati piuttosto sulla società dell’immagine i cui continui ammiccamenti ad un habitat ludico sembravano corrispondere ad una promessa di felicità che sembrava avverarsi “right now”.
 
 
  Facoltà di Architettura di Firenze 1973-1975 Prof. Rino Vernuccio, Prof. Alberto Breschi

 

 

 
 
             
 

   
 

   
 
   
 
   
 
   
 
   

          

 

     
   
 

Prossimo alla confluenza del Crati col Busento, l’ impianto progettuale è concepito su scala urbana e costituisce il trait d’union tra due quartieri del tessuto storico: l’area dell’ex Municipio antistante il Duomo e il quartiere del Mercato coperto sottostante la Pinacoteca . Il ponte sospeso sull’alveo del fiume Crati collega così le lobby di due centri specialistici, uno ludico l’altro commerciale . Echeggiando idealmente il Corridoio Vasariano Mediceo , ne rivisita in chiave contemporanea il tema del percorso sopraelevato lungo la Galleria vitrea. Una doppia tribuna (l’una è il tetto dell’altra) diventa il luogo degli eventi e dello spettacolo. L’arena-piazza è anche cerniera di un percorso stradale cruciforme su cui si innesta il grande velario high tech . Concepito come un utensile urbano polifunzionale prefigura la “messa in scena” di uno spazio museale di allestimenti virtuali affidati alla riproducibilità tecnica di opere d’arte tra passato e presente. Quì Il genius loci sembra aggirarsi ancora nello spazio prossemico della leggenda di Alarico “Das grab im Busento” di August von Platen-Hallermunde , tradotta da Carducci.