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Tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta
le esperienze radical influenzano il panorama della comunicazione
urbana, così le facoltà di architettura diventano laboratori
sperimentali di una ricerca didattica vissuta nell’imminenza di una
rivoluzione culturale epocale.
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La
stagione dell’utopia coincide con un’autentica età dell’oro per le
implicazioni culturali che fermentano nel costume, nell’arte, nella
politica …ma sigilla altresì l’inizio e la fine dell’innocenza.
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Il
progetto della città prefigura una morfologia urbana non priva di
ammiccamenti estetici alla futurologia fumettistica combinando utopia
e realtà sul filo dell’ossimoro visuale.
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Si
assume la poetica dell’effimero, della flessibilità, della percezione
ambigua.
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Griglie stereometriche, senza
soluzione di continuità, irrompono
nel
paesaggio convertendo la divisione manichea tra artificio e natura in un
cortocircuito che già sottende a una megaterritorialità cablata.
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Su
improbabili fondali metropolitani emergono come quinte decontestualizzate i monumenti di un museo globale “ en plein air”.
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Facoltà di Architettura di Firenze 1973-1975 Prof. Rino Vernuccio,
Prof. Alberto Breschi
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L’immaginario delle
utopie macrostrutturali prefigura un’architettura altamente autoreferenziale. Implica una tecnologia i cui elementi costruttivi si
rigenerano secondo moduli ripetibili, spesso costituiti da unità
robotizzate. La megastruttura attraversa il paesaggio antropizzandolo in
chiave high tech. Un evento la cui virtualità grafica ed estetica
introduce la cultura del Ready Made , della Pop Art e dll’arte visuale
esaltata dai super gadget mass mediologici.
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Facoltà
di Architettura di Firenze Istituto di Restauro dei Monumenti
- Prof. Marco Dezzi
Bardeschi
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Prossimo alla confluenza del Crati col
Busento, l’ impianto progettuale è concepito su scala urbana e costituisce
il trait d’union tra due quartieri del tessuto storico. Il ponte è una
galleria vitrea sospesa sull’alveo del Crati e collega le lobby di due
centri specialistici: uno commerciale l’altro ludico. Una doppia tribuna
(l’una è il tetto dell’altra) diventa il luogo degli eventi e dello
spettacolo. L’arena-piazza è anche cerniera di un ritrovato percorso
cruciforme su cui si innesta il grande velario high tech . L’adozione di
un sistema portante reticolare, di matrice industriale,” alleggerisce “
virtualmente il peso della campata al di sotto della quale scorre il
fiume. Resta da chiedersi se il luogo costituisca un vero e proprio “
topos originario” che, oltre ad eternare la leggenda di Alarico, non
contribuisca ad arricchire il valore d’uso di questo utensile urbano.
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